Sottomenu

Home  > Carcere di Pontedecimo

Carcere di Pontedecimo

C.C Pontedecimo

Visita nel carcere

Recarsi a Pontedecimo in treno non è così complicato, la linea ferroviaria è ben servita e si riducono notevolmente i costi di viaggio.
 Anche se la stazione sembra degna del Far West (niente biglietteria, orari ben nascosti), c'è un vistoso avviso di "videosorveglianza" e la domanda sorge spontanea : ma chi viene sorvegliato? un ectoplasma?
 In compenso il carcere non è poi così lontano e può essere raggiunto in 5 minuti.
 Le basse temperature stagionali e l'umidità penetrante viene facilmente compensata dalla salita che dalle sbarre mobili porta al carcere (quando arrivi carica di pacchi hai riscaldato ben bene la muscolatura).
 Mi domando come possano affrontare tale prova atletica le persone anziane ed una mia compagna di sventura, madre di un giovane carcerato, simpatica signora genovese di oltre 65 anni mi comunica che per salire in macchina occorre il certificato medico.
 Beh... dal carcere dovrebbero informarsi sul normale stato clinico degli ultrassessantenni ... non sono tutti maratoneti!
 Ora, varcata la soglia, mi attende l'esame + complicato : LA CONSEGNA DEI PACCHI ALL'AGENTE CONTROLLORE .
 E' giusto che si sappia e sia ben chiaro per tutti che , al di là della lista degli oggetti consentiti, tutto è vincolato all'agente di turno.
 Incrocio anche le dita dei piedi ma, ahimè, oggi la fortuna non mi sorride: fra tutti gli addetti fin ora incontrati mi ritrovo quello sicuramente meno "disponibile" (per usare un eufemismo).
 "Gli stivali no, signora! solo SCARPE" - "Un mese fa ha accettato un paio di stivali e quelli di oggi sono belli caldi con il pelo interno!" replico io inutilmente.
  La sciarpa scaldacollo viene respinta - NON E' NELL'ELENCO
-" Ma tanto qui si impiccano con le lenzuola!" avrei voluto ribadire, taccio  ma questo non lo posso accettare :
 la indosso io e la consegno alla mia piccola E. direttamente.
 Oggi niente metal detector ..una perquisizione veloce e discreta (l'agente donna è molto gentile )  e si parte tutti insieme scortati doverosamente verso i nostri cari da un agente con sigaretta in bocca (tutti gli agenti fumano ovunque  in barba alle leggi e ai divieti)
 La sala colloqui ha un vetro alto 30 cm che ci separa, un bancone e panche in alluminio il tutto di un sudiciume terrificante , non si capisce quale sostanza vi sia colata ma è lì da tempo, carte di caramelle in numero spropositato sono sul pavimento ma fortunatamente un finestrella aperta ci assicura un salutare ricambio di ossigeno e .... una bella bronchite.
 Il mio colloquio è durato 2 ore e inutile dire che si è sempre contenti ma una riflessione mi pare doverosa :
i detenuti perdono i diritti civili , si sa, le loro famiglie anche?
 Il marito di una detenuta è uscito con me e mi ha confessato che ha dovuto acquistare scarpe con lo strappo per sua moglie perché quelle con i lacci sono proibite; logico si direbbe, e invece no : io ho già consegnato per ben due volte scarpe con lacci a mia figlia!
 Lacci sì. lacci no, stivali sì, stivali no ... ed i Cd originali ma senza custodia? ovviamente no! ma se arrivano per posta allora Ok!
 Lapalissiano che in carcere non possano essere introdotti tabacchi e affini : bene, li vendono qui!
 ... a prezzo maggiorato : MA NON SONO GENERI DI MONOPOLIO ????
 Mi informerò nel dettaglio sui vari prezzi delle sigarette , del tabacco e dei francobolli ... di lusso evidentemente!
 Un'ultima questione spinosa riguarda i prodotti per l'igiene personale : ho inviato un pacco postale ben fornito di tutto, dallo shampoo alle creme per i piedi (o quasi).
 Nulla da fare, DIVIETO ASSOLUTO di ricezioni di tali prodotti: possono essere acquistati dalle detenute nello spaccio ( a prezzi piuttosto alti) oppure INVIATI  DALL'UNICA DITTA ACCREDITATA NEL SETTORE CARCERARIO " BOTTEGA VERDE" .... pare che abbiano fatto una "convenzione"... CONVENZIONE?!? ooohhhh ... vi lascio trovare la rima più consona.
 Che bravi! " la legge: più la conosci più la eviti" .... e non aggiungo altro se non la libertà concessami di segnalare a ditte concorrenti questo interessante "fatterello".

 Credo ci si senta tutti disorientati e sempre più sicuri dell'esattezza del famoso detto : LE NORME SONO FATTE PER ESSERE VIOLATE.
 Non è un invito alla criminalità, ovvio, ma un consiglio : al di là del si può fare , non si può fare , tentar non nuoce!

Nella mia ora di libertà

le ali della libertà

Cibi ammessi e .... respinti!

Distinta cibi ammessi e destino di quelli respinti!



 Da una ricerca su Internet mi è stato difficile comprendere quali effettivamente siano i formaggi non fermentati:

"veniamo ai "formaggi fermentati". Riporto la dicitura tra virgolette perché secondo me è quantomeno ambigua. Io sono assaggiatore di formaggi dell'ONAF, ti posso garantire che durante il corso non ho mai sentito parlare della classificazione "formaggi fermentati".
Tutti i formaggi contengono fermenti lattici, nella stragrande maggioranza dei casi vengono aggiunti dal casaro, altrimenti sono naturalmente presenti nel latte. Tutti i formaggi, dunque, sono "fermentati".


Dal sito "cibo360" di Andrea Tibaldi laureato in biologia della nutrizione nonchè assaggiatore dell 'ONAF (organizzazione nazionale assaggiatore formaggi)


 Ma ad ogni modo, in attesa di una eventuale documentazione da parte del carcere (cosa che reputo assai improbabile), il fatto incredibile accadutomi oggi non è il vedermi respingere i formaggi "capri-mauri" ma le condizioni della povera confezione di formaggi!
 Eccola:


 Aperta, scandagliata, annusata, assaggiata?.... respinta!


Che schifo!


e ora, che me ne dovrei fare?


La stessa sorte era capitata, poco tempo fa, ad una scatola di biscotti ricoperti di cioccolato e , questo mi è stato riferito da un visitatore, ad una scatola di marron glaçè.


Riflessione:
se il cibo passato al vaglio tanto minuzioso (e scarsamente igienico) non contiene nulla di illegale, perchè viene rifiutato? 

Depersonalizzazione

Il fenomeno "depersonalizzazione" dentro la cella

Dalla lettera di X :


" ... l'altro giorno si è sentita male una detenuta, nessuno sembrava essere in grado di rianimarla e mi sono offerta io , volontaria da tempo in CRI, ma mi hanno risposto : "Sta zitta!!!".
 Essere tossico o ex-tossici non significa essere persone inutili, incapaci, de-cerebri ; un'accusa di spaccio per un quantitativo appena sopra il limite consentito per l'uso personale, non è sinonimo di ignoranza, mancanza di cultura, informazione o altro.
 Vivere qui dentro accresce la sensazione di aver perso ogni diritto umano, anche il più elementare : quello di parola ed espressione che viene negato da chi neppure conosce i regolamenti carcerari sanciti dalla Stato da cui dipende e da cui percepisce regolare stipendio.

 "Mi capisci, testa di cazzo?" dopo uno sproloquio in napoletano stretto...."No, signora guardia, non la capisco, si esprima in lingua italiana e sarò lieta di risponderle"

Facciamo valere i diritti dei malati anche nelle carceri

Richiesta intervento in tutela della salute
Modulo:
_________________________________________________________________________
 Alla cortese attenzione della Confederazione dei Centri liguri per la tutela dei diritti del malato
Dati del mittente :
Nome:
Cognome:
Indirizzo :
Tel:
email:
Centro destinatario : Genova san Martino
Oggetto della segnalazione:
Azienda Ospedaliera ASL n° 3 genovese
Azienda sanitaria locale : servizio sanitario – Carcere …..........................
Ubicazione ambulatorio : Carcere …...............- Genova Via ….....................................
In ottemperanza alla vigente normativa in materia di tutela delle persone rispetto al trattamento dei dati personali (DLGS 30/06/'03 n°106) per interventi presso i responsabili delle strutture ospedaliere, extraospedaliere, enti, al fine della risoluzione del caso sottoposto, autorizzo la Confederazione per la tutela dei diritti del malato a trattare il caso esposto per la soluzione del problema sanitario corrente:
Data:........................................................ Firma :...........................................................
____________________________________________________________________
Come già comunicato, il modulo deve essere inviato, via email, fax o raccomandata a :
CONFEDERAZIONE DEI CENTRI LIGURI PER LA TUTELA DEI DIRITTI DEL MALATO
LARGO ROSSANA BENZI 10 - 16132 GENOVA
_____________________________________________________________________
Invito tutti coloro che hanno parenti ed amici detenuti nelle carceri di Genova ad inviare il modulo affinchè possano segnalare le necessità, i disguidi ed i ritardi relativi agli interventi sanitari.
Ricordo a tutti i genitori che possono firmare il modulo nel caso in cui il proprio figlio detenuto fosse impossibilitato a farlo o nel caso in cui si ravvisi un'emergenza.

CONTATTI

lragns@gmail.com

Carceri fuorilegge

Carceri fuorilegge

Non dimenticare
di chiudere le porte
e aprire
quando lascerai
queste mura
Non dimenticare
di incollare le buste
non avrai più censure
Non dimenticare
di lavarti
e di mangiare
non dovrai più chiedere
l'ora
Non dimenticarti
di ricordare
come si comunica
senza farsi scoprire
Non dimenticarti
di condividere
Non dimenticarti
di scrivere
Non dimenticarti
di scegliere
lame adatte
al rancore.

Geraldina Colotti
 


Un appello lanciato insiemeda Antigone, A buon diritto, Carta per dare il via a una vera e propria vertenza nei confronti delle istituzioni affinché siano rispettati i diritti delle persone detenute. Le adesioni vanno inviate a carta@carta.org

In carcere non si rispettano le leggi. Chi non le rispetta fuori, viene messo dentro; chi mette dentro, le istituzioni democratiche, non le rispetta e basta. Quasi niente, nelle carceri, è come dovrebbe essere, funziona come dovrebbe funzionare, rispetta il dettato delle norme che dovrebbero regolare la vita penitenziaria. È trascorso quasi un anno dalla sentenza della Corte europea dei Diritti umani che ha condannato l’Italia per aver detenuto persone in meno di tre metri quadri. Una violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea, un’ipotesi di tortura o trattamento inumano o degradante. Oggi la situazione è peggiore di allora.
Il prossimo 20 settembre saranno dieci anni dall’entrata in vigore del Regolamento penitenziario, che guardava verso condizioni più dignitose di detenzione. In cinque anni era fissato il termine per adeguare le carceri ad alcuni parametri strutturali. Che ci fosse l’acqua calda, per fare solo un esempio. Ne sono passati dieci, di anni, e quasi ovunque gli edifici sono ancora fuori legge. Noi ci riteniamo da oggi in vertenza contro le istituzioni. Utilizzeremo ogni strumento legale a disposizione per far sì che lo Stato paghi il prezzo della propria illegalità.
Antigone, A buon diritto, Carta
Hanno aderito fino ad ora:
1. Ristretti Orizzonti
2. Forum Droghe
3. Gruppo Abele
4. Cantieri sociali
5. cooperativa sociale Dedalus
6. Antonio Crispi [segretario nazionale Funzione pubblica Cgil]
7. Franco Corleone [garante dei detenuti di Firenze e presidente della Società della ragione]
8. Giovanni Russo Spena [dipartimento Giustizia di Rifondazione]
9. Alessandro Santoro [prete delle Piagge, Firenze]
10. Livio Ferrari [garante dei diritti delle persone private della libertà del comune di Rovigo]
11. Stefano Galieni [Responsabile nazionale immigrazione del Prc]
12. Celeste Costantino [associazione daSud]
13. Sergio D’Angelo [Gesco]
14. Paolo Cacciari
15. Giorgio Cremaschi
16. Renato Tretola
17. Marta Ferrazzi [volontaria carcere femminile Giudecca]
18. associazione Priscilla [Napoli]
19. associazione di volontariato penitenziario Icaro [Udine]
20. associazione L’Altro diritto [Firenze]
21. Gruppo EveryOne
22. Gruppo Watching The Sky
23. associazione La Ruota Rossa
24. Anne’s Door, Generazione Italia [circolo di Milano]
25. Cdcp onlus
26. Forum ambientalista
27. Marcello Pesarini [Osservatorio permanente sulle carceri]
28. Adelaide Coletti [Rete delle donne Anti Violenza onlus]
29. Adriano Sofri
30. Bruno Cartosio
31. Stefano Sylos Labini
32. Lea Melandri
33. Fernando D’Aniello [università di Pisa]
34. Ettore Torreggiani
35. Claudio De Fiores [Seconda Università di Napoli]
36. Grazia Naletto
37. Fabrizio Fassio
38. Franco Russo
39. Antonella Picchio [Università di Modena e Reggio Emilia]
40. Roberto Mazzini [vice-presidente della coop sociale Giolli]
41. Andrea Masala [presidente Arci Pluriverso]
42. Tommaso Fattori
43. Roberto Malini
44. Dario Picciau
45. Glenys Robinson
46. Steed Gamero
47. Fabio Patronelli
48. Ipat Ciuraru
49. Mariana Danila
50. Rebecca Covaciu
51. Stelian Covaciu
52. Gheorghina Covaciu
53. Nico Grancea
54. Ameriano Grancea
55. Alfred Breitman
56. Annalisa D’Urbano [avvocato, Roma]
57. Annamaria Rivera
58. Paolo Pietrangeli
59. Antonello Sotgia
60. Roberto Morea
61. Matteo Pegoraro
62. Antonio Mazzeo
63. Stefano Piccioli [Roma]
64. Elisabetta Stella [San Dona’ di Piave, Venezia]
65. Gabriella Sacchetti
66. Mario Napoleoni
67. Bisondesign
68. Giampaolo della Monica
69. Daniela Lorenzetti
70. Elettra Deiana
71. Alberto Zurco
72. Stefano Fragasso
73. Maurizio Zilioli [educatore di Sesto san Giovanni]
74. Daniela Misuri
75. Marcello Gidoni [Ancona]
76. Gennaro Varriale [metalmeccanico di Formia, Latina]
77. Gino Buratti [Massa]
78. Rossella Sordilli [Roma]
79. Maria Andreotti [Lecco]
80. Fabio Alberti
81. Marcella Ravaglia [Ferrara]
82. Andrea Fumagalli
83. Adolfo Coppola [Reggio Emilia]
84. Maria Grazia Campari
85. Laura Fersini [volontaria a Rebibbia]
86. Angela Lombardi
87. Aldo Zanchetta [Gragnano, Lucca]
88. Luigi Muoio
89. Eleonora Merchionne [Bologna]
90. Chiara Giorni
91. Giorgio Beretta [Unimondo]
92. Claudia Talini [volontaria carcere Firenze]
93. Cristina Mihura [familiare di Desaparecidos uruguaiani]
94. Rossella Marchini
95. Matteo Antonini [Macerata]
96. Mimmo Rizzuti [Sem, Sinistra euromediterranea]
97. Riccardo Bellofiore [Università di Bergamo]
98. Italo Di Sabato [Osservatorio sulla repressione]
99. Comitato Madri per Roma Città Aperta
100. Ester Bianchini, La Paz [Bolivia]
101. Associazione Liberarsi
102. Christian De Vito
103. Beppe Battaglia
104. Giuliano Capecchi
105. Carmelo Musumeci
106. Alfredo Sole
107. Nino Mario Scotece
108. Antonio Michele Solazzo
109. Davide Lamanna [Binario etico]
110. Associazione culturale Punto Rosso
111. Giorgio Riolo [Punto Rosso, Milano]
112. Maria Luisa Boccia
113. Alessandro Metz, presidente Radio Fragola [Trieste]
114. Roberto Loddo, associazione 5 Novembre per i diritti civili [Cagliari]
115. Alfonso Gambardella
116. Monia Caroti, Fano [Pesaro e Urbino]
117. Lionella Riccio
118. Valentina Mazzotta [avvocato, Castelvetrano – Trapani]
119. Angela Pazzi
120. Chiara Giorgi
121. Arturo Crillo
122. Emilio Cintolo
123. Francesco Pistillo [San Severo, Foggia]
124. Antonella Cirli
125. Bernardo Favini
126. Cecilia Massara
127. Milena Battaini
128. Roberta Brascaglia
129. Associazione Pierpaolo Pasolini [Roma]
130. Giorgio Rappo [Gallarate, Varese]
131. Marco Palombo
132. Gianluca Andreuccetti [Roma]
per aderire, inviare una mail a: carta@carta.org

Voci dal Carcere MODELLO di Pontedecimo

Detenuta tenta il suicidio nel carcere di Genova-Bolzaneto, salvata dagli agenti

 
ultimo aggiornamento: 10 gennaio, ore 13:33
Genova - (Adnkronos) - La donna ha aggredito la sovrintendete e l'agente, intervenuti per impedirle di uccidersi, ed una compagna di cella
Da "IGN" 
Questo agli onori delle cronache.
Ma ora il resoconto giuntomi tramite lettera:
" L. forse scatena beghe per ogni motivo ma questo era serio: ha la cirrosi epatica e doveva essere ricoverata da tempo.
Ieri sera sembrava in preda ad un attacco isterico, voleva morire e, ha tentato di allontanare le guardie donne e l'uomo che le ha sferrato un pugno in faccia, voleva da tempo il numero di telefono del marito ma questo era al casellario e quindi... "
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
M.R. segnala l'assenza di terapie contro il mal di denti.
G. mi invia una serie di lagnanze:
1) mancanza dell'educatore
2)attesa per i medicinali da comprare extra
3) pochi corsi e attività
4) poca socialità
5) cibo immangiabile (in particolar modo la cena)
6) mancanza di ordine nella biblioteca
7) domandine prive di risposta
Ed anche L. segnala una lunga serie di carenze:
1) assistenza sanitaria carente
2) I malesseri non vengono presi sul serio
3) peli e capelli nella "minestra"
4) uova sode annerite
5) durante la perquisizione delle celle le detenute vengono rinchiuse nelle docce per poi trovare tutto a soqquadro, dagli indumenti al cibo pagato tanto caro 
6) detergenti per la pulizia delle celle a pagamento
7) mancanza di piatti, posate ... ecc, materassi sporchi di sangue
8) si può telefonare ai parenti solo su numero fisso (ignorando la vigente normativa... aggiungo io)
9) frequenti rimproveri da parte della polizia penitenziaria  con la parola sempre più frequentemente usata "RAPPORTO" .
Questo getta nella disperazione più totale alcune delle detenute.
 10)  Water rotti con conseguente fuoriuscita di acqua che spesso le detenute devono eliminare usando i propri indumenti come stracci per pavimenti
... e un appello disperato :
" Fateci uscire, scontare la pena nelle nostre case o presso parenti ed amici.
 Fateci avere colloqui più frequenti!"

Doverosa rettifica

Abbiamo appurato che
 non solo i prodotti di "Bottega Verde"
vengono accettati in carcere
 ma quelli di qualsiasi linea
 PURCHE' PROVENIENTI DIRETTAMENTE DALLA DITTA, integri quindi ed immuni da qualsiasi manipolazione.

Ci scusiamo per il falso allarme trasmesso.


Generi di monopolio

Buone nuove dal CARCERE ROSA:
I PREZZI DEI GENERI DI MONOPOLIO SONO ADEGUATI ALLO STANDARD STABILITO!




**********************************************************************************


COLLOQUI MESE DI FEBBRAIO (DONNE):


mercoledì 2
sabato 5
lunedì 7
giovedì 10
mercoledì 16
sabato 19
lunedì 21
giovedì 24

A proposito di "domandina"



                                                                                         Lettera di L. da Pontedecimo



 Un ringraziamento particolare
meritano le due guardie carcerarie 
addette ai colloqui.
Accolgono i parenti dei detenuti
con cortesia, correttezza, professionalità e riservatezza.

G

Gatta e lupo

Gatta e lupo



 

Carcere e cure mediche e affini

Dalla lettera di Amanda:


" ... da questa mattina ho un forte attacco di emicrania ed un terribile mal di denti.
Verso le 10,30 mi hanno dato un Imigran che non è bastato.
Fra le terapie ritenute idonee al mio caso (prescritte dal medico) sono compresi la "Novalgina" ed antidolorifici più efficaci.
Il problema, qui dentro, è che le cure non vengono somministrate dalle 12 alle 21 e se riesci ad attirare l'attenzione gridando e piangendo ecco le sole cose che si ottengono : A) aspirina B) sedativi C) nulla
Alla sofferenza psichica derivante dalla privazione dei contatti con i familiari, gli amici, il fidanzato, si aggiunge così la sofferenza fisica.


Il "Carcere Modello", decantato dall'On.Cassinelli vede come unico luogo per la socializzazione un cortile inagibile nelle giornate di pioggia, freddo o neve soprattutto per le ragazze che non hanno nemmeno un giubbotto caldo da indossare.
Non esiste una sala di lettura, la biblioteca è nel caos più totale perchè non esiste una persona addetta al riordino dei libri... non verrebbe pagata!
E così lo spettacolo è desolante : libri gettati alla rinfusa sul tavolo e sugli scaffali o a terra.


I 3 pasti previsti dal regolamento consistono in un bicchiere di latte al mattino (COLAZIONE) , pasta (PRANZO), uova scure o polpettone immangiabile (CENA).

Si sa, le donne costruiscono il loro nido ovunque si trovino costrette a soggiornare ma qui vige il divieto assoluto di affiggere disegni, poster, cartoline o foto alle pareti... tutto deve essere grigio topo... riabilitazione = depressione?"

Dal carcere di Marassi-Genova

Lettera dal Carcere maschile di Marassi - Genova

...è  rimasta, non a caso, ma perchè, secondo il mio modesto parere, che è poi lo stesso degli oltre 750 detenuti che sovrappopolano questa carente struttura, pian piano (neanche poi tanti piano) ci stanno privando anche di questo.
 Non dico così perchè non ci viene servito filetto o aragosta: al cibo, se uno proprio deve, ci si può abituare, ma al fatto che la NOSTRA SALUTE sia bistrattata i ignorata a tal punto che per un mal di testa una persona deve gridare per 8 ore (facendolo venire all'intera sezione), rischiare un rapporto disciplinare ( più 45 giorni di TORTURA), per poi alla fine ricevere in premio una semplice bustina di "Aulin" , qui panacea di tutti i mali , vietato in tutta Europa) che farà anche passare momentaneamente il mal di testa ma disintegra lo stomaco!

 E' questo è credo il più esiguo dei problemi.
 Dall'inizio dell'anno sono spariti nel nulla 2 o 3 detenuti, ufficialmente ricoverati, ma veri e propri "Desaparesidos"; solo a volte si riesce a conoscere la loro sorte e solitamente non è proprio quella che augurerei nemmeno al mio peggior nemico.

 Questa è solo la punta dell'iceberg, le cose più meschine se non ti capitano in prima persona, vengono prontamente insabbiate... continuare questa lettera mette i brividi persino a me che sono ormai abbastanza navigato.

 Tornando al discorso precedente, guardando i TG nazionali, è facile vedere squadre di pompieri e protezione civile combattere per togliere un cane dal fango, per carità, per come ti rieducano a rispettare la vita umana, quella animale è a volte considerata migliore, ma è più difficile sicuramente che trasmettano in Tv notizie vere come la TRISTEZZA delle carceri italiane a meno che, come cronaca insegna, qualche familiare privato di un padre, un figlio o un fratello, esploda e metta a nudo tutto il marcio che le istituzioni si impegnano a nascondere.
 Chi non è del mestiere potrebbe pensare che le carceri siano quelle che ogni tanto si vedono in "programmi verità" cioè pulite, 2 brande per cella, non pitturate ma quasi affrescate, la verità è molto più triste , purtroppo.
 Un giorno leggevo l'Ordinamento penitenziario e le cose che vi sono scritte non sarebbero neanche male se fossero rispettate.
 C'è anche una leggenda urbana che narra di 7 mq per ogni detenuto quindi, armato di pazienza ho misurato la cella, non ci crederete : 21 mq, un parco giochi se fossi qui da solo o al massimo in 3 : siamo in 8 ed in mq a testa sono 2,5! un parco? sì come agli autoscontri!
 Un giorno qualche promotore anarchico, probabilmente un garibaldino ha intrattenuto gli increduli spettatori con la "leggenda" dell'art. 3 della Costituzione italiana. e , sentendolo raccontare, una persona normale potrebbe anche credere alla sua esistenza visto il numero di volte che viene menzionato in difesa dei diritti e soprattutto dei sacrosanti doveri.
 Quel famosa art.3 racconta di cose a noi sconosciute come la parola UGUAGLIANZA che la maggior parte di noi ha letto alle spalle di chi senza troppi ripensamenti o problemi ci condanna ad anni di tortura per un semplice furto trasformandolo prontamente in ricettazione o essendo la maggior parte di noi tossicodipendenti , per uno semplice "uso personale" dipinti alla stregua di VENDITORI DI MORTE all'interno degli asili comunali.

 Con questo non voglio dire che chi sbaglia non debba pagare (anche se per me sarebbe conveniente) ma chi sbaglia paghi il giusto cioè ciò che la Costituzione afferma; la privazione della libertà è un prezzo molto alto.
 Nessuno però può essere privato della dignità, per nessun motivo.
 Quella famosa frase scritta nei Tribunali recita : " LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI", c'è anche una simpatica bilancia sotto per evidenziare il significato della frase ma o si tratta di una bilancia rotta oppure la domanda sorge spontanea :
TUTTI siamo uguali di fronte alla legge?

 E qui ritorniamo al principio di questa lettera: tanto sentiamo parlare di di "certezza della pena" e posso assicurarvi che se non si è più che facoltosi e famosi, la pena è certa.
 Quel di cui meno si sente parlare è l'equità della pena.
 Personalmente ho visto condannare senza possibilità di replica, a 2 o più anni di carcere , persone costrette a rubare per sfamare i figli mentre ho visto pedofili inviati ai domiciliari perchè "per lui la detenzione era troppo dura, era a rischio di suicidio, meglio l'ambiente familiare".

Oltre a questi abomini, l'altra cosa di cui si sente parlare è il decreto "svuotacarceri", altra leggenda metropolitana: dei circa 800 detenuti a Marassi, un quarto sono sotto l'anno di pena ma se ne sono usciti 20 è già tanto.
 Non vorrei mai che con il termine "svuotacarceri" si intenda l'atto di svuotarle non comprando i medicinali.
 Sicuramente chi esce grazie al decreto non ha possibilità di reiterare il reato, doglia di ogni tipo di rigetto, ma personalmente non credo nella buona fede di questo decreto.
 Per quel poco che vale la mia parola, credo che esitano modi un po' meno drastici per evitare il sovraffollamento e per migliorare la vita di chi, vista la gravità del reato commesso, nelle carceri deve viverci.
 Per ciò che concerne le pene alternative ci può essere d'aiuto la tecnologia: in tutto il mondo usano i braccialetti elettronici, funzionano meglio dei domiciliari controllati dalle forze dell'ordine per cui basta un guasto al citofono per essere già dati  per evasi.

Chiudo la presente con l'auspicio che queste parole riescano ad avvicinare questo problema a molti che , vivendo all'esterno, diventino la nostra voce, i nostri "arieti" per sfondare le porte dell'indifferenza.
 Se anche un sola persona, leggendo questa mia, ne parlerà con un'altra, la reazione a catena che potrebbe nascere sarebbe quella giusta.
 E se un solo detenuto avrà vita più degna grazie ad essa, questa lettera avrà svolto egregiamente il suo compito.
 Non mi resta che salutare sperando che almeno una voce si levi dal coro ed esponga i nostri problemi a chi di dovere.

 Cordiali saluti                                                                                   Un detenuto X

UMORISMO DI CELLA
"Saremo anche in un carcere ma la bellezza della natura non possono togliercela, senti: c'è l'amore nell'aria, senti i gatti in amore?"
L'indomani
"Ragazzi, si mangia!"
"Cosa c'è di buono?"
"CONIGLIO!!!"

... E LA POSTA NON ARRIVA....

" ... ho avuto problemi con il brigadiere addetto alla consegna della posta. Non so nemmeno se questa mia ti arriverà..."

 Questa tua mi è arrivata, caro XYZ, rinchiuso nelle belle carceri di Marassi, dove chi deve insegnare con l'esempio e la dedizione IL PERCORSO DELLA RIABILITAZIONE si arroga l'arbitrio di trattenere per punizione la corrispondenza dei detenuti!

 Talvolta chi indossa una divisa si sente già un generale con ampio margine di potere... immaginatelo senza... che derelitto!
                                                     




GARANTIRE LA SPERANZA E' IL NOSTRO COMPITO!

Horresco referns

Post n°31 pubblicato il 19 Febbraio 2011 da elledizeta
 

Horresco referens (Inorridisco nel raccontarlo)

Esaurite le scorte di assorbenti a Pontedecimo!
Da qualche giorno le ragazze del carcere non possono usufruire del servizio di fornitura di assorbenti, pare siano finite le scorte.

 Alla richiesta di pannolini si sono sentite rispondere: "Non ce ne sono più"
 Che fare?
 Asciugamani strappati e carta igienica al posto di Lines ed Ob!
 Qui la fantasia e la creatività galoppano ( e la Candida albicans pure!) ma ................
L' I G I E N E ?????

 Le ASL passano quintali di pannoloni agli incontinenti, e le quantità elargite ai singoli sono tali da non poter essere smaltite  nemmeno da un intero reparto geriatrico.

 Bilanciamo i capitoli di spesa e riforniamo le carceri femminili delle dotazioni necessarie! 

 Nell'attesa ci rivolgiamo ai sugherifici sardi, ai bar, ai ristoranti... inviate dei tappi!!!! 

 

...ero simile ad una farfalla...



...ero simile ad una farfalla...

Si crea, anzi, un altro reato.
Ed allora vai ... per i tossici recidiva reiterata infra-quinquennale: quasi 1o anni della tua vita per detenzione e spaccio.
Si chiede di depenalizzare i tossicodipendenti con misure alternative.
Ma oltre i 6 anni non hai più diritto ad alcuna misura alternativa.
La mia concellina G. ha una pena da scontare di 18 anni, fine pena 2022, per detenzione e spaccio, 4 sentenze. Lei è tossicodipendente da 30 anni, qui è da 5, è sempre in cura con metadone; poco tempo fa era sull'orlo di una grave depressione: le hanno aggiunto una pastiglia al mattino oltre la terapia che già assume da tempo.
G. dorme tutto il giorno, si sveglia solo a tratti, il suo fegato è malandato, avrà bisogno di un trapianto tra un paio di anni ma lei ha già abbandonato la vita.
Non sta più uscendo dalla cella, non riesce a svolgere un lavoro, non reagisce più né fisicamente né psicologicamente. E' debilitata. Io penso tante volte che non ce la farà, ho paura per lei; chi entra colpevole esce vittima avendo perso tutta la dignità.
Il carcere così fatto non crea sicurezza ma solo delinquenza e malavita.
POGGIOREALE: tossicodipendente in cura si uccide l'anno scorso. arrestato con 2g di eroina dopo 40 giorni si toglie la vita. Si chiamava Antonio Granata.
ANNA : suicida. Seminferma di mente in carcere per furto.
Ultima settimana di Anna: 7 giorni di isolamento in cella cioè nuda, con un materasso sporco e una sola coperta, senza vetri alle finestre. DIGNITÀ' RINNEGATA.
Lei diceva spesso che si sarebbe tolta la vita.
Di chi la colpa?
Per l'autorità il caso è chiuso. NESSUNO ha la responsabilità del suo decesso, né medici, né paramedici.

NON ABBIAMO PIU' LA FORZA DI REAGIRE, POSSIAMO SOLO SUBIRE?
ESISTE IL DOLORE, ESISTE LA PROVOCAZIONE MA LA SODDISFAZIONE DI NON PERCEPIRE ALCUNA EMOZIONE CI LIBERA DALLE CATENE!  
                                                                                 L.V.

Sesso in cella

Ex Direttore del carcere di Pontedecimo

Celle a luci rosse

Sesso in cella per dieci anni
Un’assassina tra le preferite

24 febbraio 2011

Carcere a luci rosse: le carte segrete
su direttore e agenti - in fondo alla pagina il link per il pdf

Ana Marleholm in una foto del 2003
«Gemma Benetello, detenuta dal 2001 al 2007, ricorda che sin dai primi tempi, la notte, sentiva che venivano aperte delle celle e le detenute uscivano per poi rientrare dopo qualche ora. Non riusciva a vedere chi venisse ad aprire, ma tra le detenute stesse si diceva che le donne andassero a consumare rapporti sessuali con le guardie». Gemma Benetello è un’insegnante di musica in pensione, che nell’agosto di dieci anni fa, cinquantenne, strangolò a Sanremo l’anziana Lisette Schaeffer, perché non voleva riassumerla come badante. E però diventa una delle testimoni che hanno alzato il velo sul carcere a luci rosse di Pontedecimo. Dove, si scopre adesso, per anni decine di recluse avrebbero dovuto concedersi all’ex direttore Giuseppe Comparone (oggi in pensione) e forse ad alcuni agenti. Consumando rapporti sessuali nelle cucine, in alloggi privati, in auto, persino in un «boschetto». L’unico obiettivo delle “vittime” era garantirsi un permesso in più o migliori condizioni dietro le sbarre. E anche un’assassina sarebbe stata premiata per il suo silenzio.
Comparone, nei giorni scorsi, è stato condannato a 2 anni e sei mesi per corruzione a sfondo sessuale e falso. Ora, dalle motivazioni della sentenza, nuove clamorose rivelazioni.
Il giudice Silvia Carpanini ha ribadito che sono dimostrabili «oltre ogni ragionevole dubbio» i rapporti in cambio di permessi con una sola carcerata, la marocchina Zakia El Idrissi, episodi classificabili come corruzione. Mentre sono cadute le accuse di violenza e concussione.
Eppure, nelle motivazioni di quel verdetto, depositate recentemente, sono contenuti molti verbali segreti (il processo si era svolto a porte chiuse poiché con rito abbreviato), che delineano per la prima volta un “sistema” decennale. E riscrivono da cima a fondo la storia di quello che fino a poco tempo fa era considerato un istituto modello (oggi la direttrice è Maria Milano e il clima è completamente cambiato, ndr).
Il carcere di Pontedecimo
Tutti gli interrogatori vanno in scena tra la fine del 2009 e il 2010, quando la Procura avvia un’indagine. E si riparte allora da Gemma Benetello: «Alla domanda se abbia mai sentito lamentele circa l’ammissione a benefici penitenziari in cambio di favori sessuali, ha confermato, precisando che quel che si diceva era “tu mi dai, io ti do”. E infatti ha notato che alcune detenute non avevano titolo per essere ammesse, se non il fatto di essere carine. Tra loro la detenuta Marleholm (Ana, romena, ndr)accusata di aver ucciso un uomo». Quindi in prima persona: «Costei era una delle preferite del direttore... l’ho visto diverse volte prenderla sottobraccio e sparire. Non so dove andasse, ma la situazione era evidente. La donna tornava dopo diverso tempo e non si sapeva dove fosse stata. Talvolta invece arrivava il direttore e la chiamava». Chi è Ana Marleholm? A Genova è stata condannata a 16 anni per aver ammazzato a scopo di rapina e con un complice, nel 2003, il commesso di sexy-shop Diego Carta, a Sampierdarena.
Davanti agli inquirenti siede poi B. B., 50 anni, ex ladra oggi libera: «Riferisce che fatti analoghi a quelli denunciati (cioè la liaison fra Comparone e la nordafricana El Idrissi, per cui è stato condannato) si sono verificati anche in passato e che è fatto notorio che le detenute belle e giovani hanno una “carriera” lavorativa molto veloce, agevolata in cambio di favori sessuali... Fa specifico riferimento alla detenuta Ana Marleholm (la romena assassina), alla sua rapida carriera lavorativa (agevolazioni nelle richieste di ammissioni ad attività esterne), alle allusioni della stessa in ordine a rapporti sessuali con il direttore». Ana Marleholm nega di aver fatto sesso dietro le sbarre o in alloggi di servizio, ma il giudice non le crede.
C’è molto di più, nelle carte. Dalla misteriosa figura di un ex finanziere, “Antonio”, che aveva rapporti con una marocchina durante il periodo del lavoro esterno, agli incontri sessuali d’una detenuta nel «boschetto» dove faceva le pulizie, fino al sesso nelle cucine dell’istituto, riferito da almeno una teste. Quanto sono credibili, queste indiscrezioni? È lo stesso giudice, pur non potendole contestare penalmente, ad accreditarle. Spiegando come «la particolarità» del carcere faccia sì che nessuno abbia interesse a denunciare d’iniziativa, temendo di peggiorare le proprie condizioni. E quindi è «verosimile» che episodi pure molto gravi siano passati per anni sotto silenzio. Finché il coraggio di alcuni agenti non ha svelato tutto.

Lettera dal carcere di Marassi-Genova

Lettera dal carcere di Marassi-Genova

 

Entri col diploma ed esci col dottorato: lettera dal carcere di Marassi - Genova



condotta, perché dopo 2 o tre anni in carcere, ancora non era definitivo, e se dopo 2 anni di carcere vieni assolto? Chi ti ridà quei due anni persi?
Nessuno!!!
Se sei incensurato e paghi un principe del foro, forse, un risarcimento lo potresti ottenere ma se già sei entrato nel tunnel della giustizia, non hai nemmeno il diritto a quello, se hai precedenti basta il sospetto come "scusa" e ci sono persone che in quei due anni hanno perso famiglia, lavoro, casa, macchina; se hanno avuto un lutto in quel periodo non sono nemmeno puoi andare al funerale di un caro che è venuto a mancare!
Qui torniamo al precedenti discorso (diploma, dottorato): cosa fa un uomo dopo 2 anni ? come unica cosa si ritrova a pagare 2 anni di spese di mantenimento in carcere!
Cosa fa un uomo che non ha più niente da perder?
Si rassegna e 99 casi su cento si mette a delinquere se non per incallimento per mangiare.
Una persona entrata per errore ma macinata dall'ingranaggio, si trasforma da marito, padre, proprietario in un "cavallo di ritorno" e quella molto probabilmente sarà la sua vita per il tempo che rimane.
E questo era solo il primo esempio, cioè con i tempi biblici della nostra legge, molte volte prima del definitivo uno la pena l'ha già scontata...speriamo solo non sia stato innocente!
Ora c'è il punto dall'Art.27, quello del senso di umanità e della rieducazione.
Non so se esiste qualcuno che sia mai stato rieducato in carcere, io comunque non lo conosco e vorrei sapere che cosa intendono per "contrario al senso di umanità"?
Forse non usare più l'elettrochoc o la lobotomia è già considerato un trattamento di favore, ma non sarebbe proprio così, almeno credo.
Secondo me solo il modo in cui siamo costretti ad incontrare le nostre mogli o solo i familiari, per non parlare di chi ha bambini piccoli, è già una forma di violazione al senso di umanità.
Hanno forse i nostri figli, mogli o madri commesso reati che devono molto spesso passare oltre che imbarazzanti perquisizioni, stare attenti al cronometro ( che viene tolto) , evitare abbracci e baci... loro non hanno colpe se non quella di mare qualcuno che ne ha commesse e pare sia sufficiente questo per violare la loro privacy.
Con l'art. 8 chiudo la mia analisi: " Funzionari e dipendenti dello Stato e degli Enti Pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili ed amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli Enti Pubblici".
Senza voler essere ripetitivo, questa è un'altra leggenda urbana che amano raccontarti, seduti turi in cerchio, davanti al fornelletto al butano.
Da che ho memoria non ricordo che chi esercita il potere o come si dice qua "ha il coltello dalla parte del manico, abbia mai pagato o altro qualsiasi tipo di violazione commessa verso un detenuto, senza aver rovesciato le carte a proprio favore e, se possibile, riuscire ad avere un risarcimento o almeno qualche mesetto di infortunio pagato al cento per cento.
Non parlo di disguidi tecnici, parlo di ragazzi passati a miglior vita per le percosse ricevute in un luogo dove avrebbero dovuto semplicemente scontare una pena.
Quest'ultimo esempio ha spento la mia verve letteraria, quindi concludo con l'umiltà con cui ho iniziato la presente.
Porgo i miei più cordiali saluti e rinnovo l'auspicio che queste parole si levino nuovamente dal coro e possano servire almeno a sensibilizzare un pochino chi crede che nelle carceri esista la parola RIEDUCAZIONE e crede a quello che la televisione ci impone.
Distinti saluti.                                                                                             Un detenuto

 

Carcere di Marassi - Genova : colloqui e tempi burocratici

Se c'è un maniera di rimandare un decisione importante, la buona democrazia, pubblica o privata, la troverà



art. 18 dell'ordinamento penitenziario (legge 26 luglio 1975, n.354) e dall’37 del regolamento di esecuzione (D.P.R 30 giugno 2000, n. 230)."Il detenuto può ricevere anche visite da terze persone, cioè persone diverse dai familiari e dai conviventi. Per essere autorizzato deve inoltrare una domanda scritta al direttore dell’istituto, specificando i dati anagrafici completi delle persone che vuole incontrare e i motivi per i quali richiede il colloquio. La direzione, o l’autorità giudiziaria nel caso di persone in attesa di giudizio, effettueranno i controlli  sulle persone indicate prima di concedere o negare l’autorizzazione."
Carcere di Marassi , dicembre 2010:
Il detenuto XY presenta regolare richiesta di ottenere colloqui con persona non a lui congiunta nè  convivente
Carcere di Marassi, marzo 2011:
La richiesta non è ancora stata approvata, pur trattandosi di persona incensurata. E' alla firma, sospesa!!!!
Tre mesi per una firma?!?
Prima legge di Parkinson:
Il lavoro si espande fino ad occupare tutto il tempo disponibile; più è il tempo, più il lavoro sembra importante e impegnativo